Amore a prima vista

AMORE a PRIMA VISTA di Wislawa Szymborska
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da molto tempo potevano incrociarsi ?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole ?
uno scusi nella ressa ?
un ha sbagliato numero nella cornetta ?
ma conosco la risposta.
non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava e allontanava,
tagliava loro la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra ?
Qualcosa fu perduto e qualcosa fu raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia ?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
Subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

BAUM – Bolognina Arti Urbane in Movimento

Qualche tempo fa, gironzolando sui social, mi sono imbattuta in una sigla: BAUM, che sta per Bolognina Arti Urbane in Movimento, un festival di tre giorni, dall’8 al 10 maggio, che si terrà in Bolognina, a Bologna. E dato che questo blog rifiuta la tassonomia ed è un mélange di cose belle, cose brutte, cose mie e cose di tutti, avevo voglia di parlare di una cosa bella di tutti.
La Bolognina è un quartiere al di fuori delle mura delimitanti il cosiddetto centro storico di Bologna,
nato come operaio e cresciuto alle spalle della stazione, rifugio di partigiani durante la guerra e potpourri di culture diverse a partire dal secondo dopoguerra. Basta prendere un qualsiasi autobus che si diriga verso piazza dell’Unità, l’undici ad esempio o il ventisette, per vedere mano a mano i volti cambiare e le lingue mescolarsi. È un quartiere peculiare la Bolognina, un crogiolo di etnie, energie e dal contesto socioculturale fervido. Dicono sia prima periferia. Dicono che oltre il ponte Matteotti sia lontano dal centro, dicono che sia pericoloso e che la notte ci siano i lupi mannari, dicono un sacco di cose brutte sulla Bolognina a Bologna. Ed è questa significazione che BAUM vuole sfatare, aiutando a costruire un immaginario collettivo, oltre che un reale, diverso e non marginalizzato. E poi, bastano davvero dieci minuti di bicicletta, che fanno bene al corpo e allo spirito, per poter essere sui luoghi del festival.
Per Arti Urbane si intende un grandissimo contenitore che accomuna diversi modi di approcciarci all’ambiente cittadino; sono pratiche artistiche che hanno a che fare con la città, che si innestano negli interstizi urbani, nei luoghi residuali e in quelli dimenticati perché improduttivi, vecchi, poco interessanti, complicati. Sono i luoghi anziani non prestigiosi, quelli che le amministrazioni dimenticano in fretta e gli abitanti vivono come possono. Spesso effimere, le arti urbane sono esperienze post-it, provvisorie e color evidenziatore, per mettere in risalto e porre l’accento. Sono arti di piazza o di strada, prevedono un’interazione con il contesto e con gli abitanti, poco a che vedere con l’arte pubblica commissionata da amministrazioni o enti. Sono spontanee, come le erbe selvatiche.
Il progetto nasce nella cantina di Bolognina Basement e si rafforza grazie al contributo della casa editrice Bébert, anch’essa nata e cresciuta in quartiere. Attraverso trame collettive e rapporti individuali coltivati in anni di lavoro sul territorio, il festival coinvolge realtà artistiche con base in Bolognina ma anche tutte quelle identità che hanno dimostrato da sempre un’attenzione particolare nei confronti dei principi fondanti del festival; prenderanno vita mostre e proiezioni fotografiche, concerti, dj-set, reading, live painting e installazioni culinarie.
Come si legge dal comunicato stampa, BAUM è un festival di quartiere con l’obiettivo esplicito di tessere reti culturali e comunicative tra gli abitanti, ma anche di portare i non bologninesi ad oltrepassare il ponte. Il quartiere è anche la sua mappa, il festival non è solo il fine, ma soprattutto il mezzo utile per unire i punti e cancellare le linee immaginarie che dividono lo spazio in zone per bene e zone per male.
BAUM parte dal basso. Dal basso, da un pubblico per un pubblico. Da persone a persone, abolendo la logica mecenate, commissione, artista, svolgimento, fruizione. Non si cala dall’alto come Deus Ex Machina in un contesto sconosciuto, come molti, moltissimi, pretendono spesso di fare, spacciando per partecipati processi alieni al territorio o alla comunità, ma che vi si inseriscono in una corsa last minute alla cittadinanza attiva. BAUM forse fa fatica, ma quella fatica bella di chi costruisce in sinergia, attraverso processi orizzontali e non verticali, con tutte le difficoltà che lo svolgimento creativo collettivo e di rete possono portare.
Parlando con una delle organizzatrici emerge tante volte il termine risignificare. Risignificare e non trasformare, risignificare e non stravolgere. E soprattutto vivere il quartiere; viverlo da tempo come cittadini ed ora come parte attiva di un processo socioculturale.
Mi racconta della contentezza e della disponibilità dei commercianti del mercato di via Albani, luogo sintesi di incroci culturali e semantici: accanto al ragazzo di origini cinesi che ti vende i germogli di soia più buoni che tu abbia mai mangiato, provare per credere, ha dimora il banchetto della signora calabrese che ti racconta di quando arrivò lì, tanti anni fa, e ti mette in mano una fetta di provola. BAUM è un festival che parla di Bolognina ma è anche Bolognina, è il mercato Albani, in via Serra, è Corte 3, è via Zampieri, è Piazza dell’Unità. Il tutto è stato costruito in forma itinerante, in modo che una parte integrante dell’esperienza stia proprio nel percorrere e nell’attraversare luoghi e strade lontani dalle rotte normalmente battute, aspirando ad una Bologna policentrica e policulturale, in cui non sia così sconvolgente andare al di là di un ponte per poter godere di un evento bello all’aria aperta, di un concerto, di una mostra o di una semplice passeggiata.
BAUM si autofinanzia, come purtroppo molte realtà culturali nostrane sono costrette a fare (e dato che spesso mi si propinano crowdfunding per il viaggio a Lourdes o Medjugorje, direi che una mano gliela possiamo dare), non ha bandiere né obelischi in bella vista, solo un albero stilizzato, con pezzi di mosaico al posto delle foglie e le radici dentro la realtà urbana, fatta di volti amici ma anche di facce nuove, in un’onda di sinergie per circuiti virtuosi e cittadini consapevoli.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino, Le città invisibili, 1972