respirare. le temps est une invention des gens incapbles d’aimer

Quando l’atmosfera è color mare alle sette del mattino, all’alba dopo la notte di san lorenzo quando le comete si portano via i desideri e lasciano spazio al sole, mentre ci si bacia sulle labbra di sale. Quando si ha davanti ancora un mese di mare e passeggiate e gelati e sbronze e corse in motorino prima che torni l’inverno a spazzare via tutto. Quando le cicale tagliano l’aria e la fanno a pezzetti e tutto sembra impazzito, condensato in un unico momento dal peso di piombo, un qui e ora immanente di sudore tardoadolescenziale. Quando il sole fa le ombre piccole e l’atmosfera è sovraesposta, gli occhi si stringono a fessura per mettere a fuoco le cose. Quando il tempo è scandito dal solo essere nel momento esatto in cui ci si trova, senza lancette e punti fermi, ma dato solo da un presente infinito, uno spazio bianco non pensato. Quando il suono del camminare dei piedi nei sandali sovrasta ogni cosa, coi gigli selvatici a guardia dei passi. Quando lo stare a galla, con le braccia e le gambe lunghissime, pròtesi del respiro, potrebbe essere uno stare a galla permanente, con il sole che fa il giro dello sguardo. Quando l’amore ha la durata del rumore del mare dentro alla conchiglia, e il movimento di mani nelle mani, nei capelli e nelle pieghe del corpo si mangia tutto il resto, prende a morsi le altre emozioni e non ne lascia che briciole. Quando i granelli sotto le unghie raccontano di poco dormire. Quando niente importa, e se importa allora è enorme, una valanga del sentimento che butta giù tutto il resto, e lascia una bocca senza fiato e senza sforzo a respirare, soltanto respirare.

temps

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