sono volate tutte le sedie

sono volate tutte le sedie.

mi arriva un messaggio, è lui.

sono volate tutte le sedie.

senza faccine, ché non le usa mai. senza altro da aggiungere. solo un punto a indicare l’irrimediabilità del tutto. un lutto di legno e chiodi volato via. le sedie marroni di suo nonno prima, dei suoi genitori poi, nostre infine.

enormi, coi sedili di paglia appena rifatti.

sono volate via.

le avevamo lasciate in balcone, per una cena iniziata la sera prima. le avevamo lasciate lì, nell’indolenza di un venerdì sera di giugno. e poi il vento forte aveva spazzato i terrazzi, i tetti, i giardini.

aveva seminato nell’aria il trifoglio, lasciando una scia di vuoto, assi spezzate, coperchi divelti, aveva scelto di portarsi via quello che voleva, senza badare a pesi e gravità.

e quando eravamo tornati a casa, senza sedie, ci eravamo stesi sul letto, ognuno col proprio gelato al pistacchio, un po’ più leggeri, senza un posto in cui sederci davvero, sorridendo.

 

 

 

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