dichiarazione di.

Non c’è nessuna verità in quello che scrivo.

Invento, disfo e scucio come la tela. Non c’è differenza tra realtà e finzione, tra mondi e mondi. Scrivo per colmare il crepaccio tra me e me stessa.

Non c’è esercizio di stile o di forma, o fini concreti da raggiungere. Non ambisco a niente se non alla scrittura come forma di dialogo con una me più piccola e raccolta. Con la parte più onesta di me. Odio i puntini di sospensione, il foglio virtuale fa in modo che scompaiano.

Mi folgorano, le immagini, vere o inventate che siano, me le porto dentro a lungo, mi segnano senza che io lo sappia. E poi vengono vomitate fuori, in momenti poco opportuni o di solitudine.

Oggi un amico ha detto che mi legge sempre, che scopre cose di me tramite questo luogo. Ma non c’è nulla di autobiografico in questo spazio. E se anche ci fosse, nessuno si senta offeso, o tirato in causa.

 

 

 

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