desideri del 5 giugno

Vorrei essere in grado di saper raccontare la fatica di questo periodo la solitudine la mancanza di ascolto e di sonno che vanno in coppia come gli innamorati il fuoridentro luoghi persone e responsabilità vorrei essere in grado di scrivere dell’odore di tiglio e gelsomino che c’è fuori dalla finestra del benessere che provo tornando a casa la sera e buttando la borsa sul letto del profondo piacere che c’è nel non rispondere ai messaggi e alle mail del fatto che avrei bisogno di piangere un chilometro e non posso delle perdite di quando non sai cosa dire di quando sembra tutto sbagliato del fatto che odio i consigli non richiesti vorrei essere in grado di raccontare di oggi della mia passeggiata di tre ore e delle cose che ho visto dei vecchi innamorati che si tenevano la mano vorrei saper raccontare la nostalgia e la rabbia e la frustrazione  e i dubbi su quale sia davvero la strada il modo per stare accanto a chi amiamo vorrei saper dire di quando ti faccio ciao dalla finestra di casa ciao e ancora e sempre ciao vorrei.

 

Annunci

dichiarazione di.

Non c’è nessuna verità in quello che scrivo.

Invento, disfo e scucio come la tela. Non c’è differenza tra realtà e finzione, tra mondi e mondi. Scrivo per colmare il crepaccio tra me e me stessa.

Non c’è esercizio di stile o di forma, o fini concreti da raggiungere. Non ambisco a niente se non alla scrittura come forma di dialogo con una me più piccola e raccolta. Con la parte più onesta di me. Odio i puntini di sospensione, il foglio virtuale fa in modo che scompaiano.

Mi folgorano, le immagini, vere o inventate che siano, me le porto dentro a lungo, mi segnano senza che io lo sappia. E poi vengono vomitate fuori, in momenti poco opportuni o di solitudine.

Oggi un amico ha detto che mi legge sempre, che scopre cose di me tramite questo luogo. Ma non c’è nulla di autobiografico in questo spazio. E se anche ci fosse, nessuno si senta offeso, o tirato in causa.