case di carte

Mi ricordo mio nonno che costruiva castelli di carte da briscola enormi ed equilibrati. Avevano forma triangolare, tanti triangoli perfetti e pensati a modulo del resto.

Case di carte di cui io riuscivo a mettere insieme solo una piccola parte, con fatica, piegando leggermente gli angoli delle carte per farle stare in equilibrio. Massimo tre triangoli e poi la precaria costruzione crollava. Sul tavolo c’era una tovaglia verde un po’ lanuginosa, e io ero piccola, mi sporgevo con gli occhi su tutto.

Ci ho riprovato dopo anni a costruire castelli di carte, mi sono cimentata in intere palazzine altissime e terrazzate, dalle forme futuristiche e improbabili, in case dai voli pindarici e dalle scale tortuose, barocche, attorcigliate, senza fine.

Poi le scosse telluriche del cuore e i viaggi e gli allontanamenti hanno spazzato via i fregi, i decori, le colonne tortili e gli specchi. È rimasto un piano terra essenziale fatto di necessarie fondamenta, di pochi oggetti e pochi amori, grandi, reali.

cards onirismi onanismi

Momento acidità

Il momento acidità di oggi lo dedico a:
Chi si improvvisa

Chi si improvvisa:

Tour manager

Organizzatore teatrale

Ufficio stampa

Ufficio logistica organizzazione studio di fattibilità

Organizzatore di party in piscina

Bigliettaio

Web master

Grafico

Insegnante

Maestro

Maestro di vita

Guru indiano

Santone on line

Venditore di verità porta a porta

E a questo stivaletto che ci tiene tutti stretti e sull’attenti con l’ansia e il tirare a campare.

 

tagliato sottile [bozza #4, 2013]

certe persone non vedono l’ora di farti a pezzi, tagliarti a julienne sul tagliere dell’homo homini lupus e metterti in pentola con tutti i residui di frustrazioni e fallimenti.

ma se c’è una cosa grande che ho imparato nel 2013 è che certe persone non sono stronze o cattive, sono solo tanto infelici.

[bozza # è un lavoro di archeologia emotiva condotto all’interno di questo blog con l’intento di dare vita a tutti gli incompiuti e a tutte le scritture residuali che si nascondono tra le briciole sotto i tasti]

pezzetini

noia

A volte penso che questa nostra generazione di ventitrentenni sia proprio una generazione noiosa. Con le paturnie, gli affanni, i non ce la farò mai, le pillole del buonumore, le depressioni incurabili, la tesi, il parking universitario, le lamentele, i profili facebook da santoni postmoderni, le fragilità ricercate e la musica indie.

Se ci guardo da fuori penso proprio: madonna che palle.