piccolezze di oggi

Piccolezze di oggi:

Ero sul ponte san donato, quello che faccio almeno due volte al giorno -i polpacci ringraziano- per andare a scuola. Ero su questo ponte, pensando a quanto fosse storto questo venerdì, a quanto avessi voglia di sfrecciare in mezzo ai campi come si faceva durante il bigatour, a quanto le comunicazioni tra gli esseri umani siano a volte inutili, pesanti, labirintiche. Al poco ascolto. A quanto sia difficile mantenere l’equilibrio. A quanto avessi voglia di un cucchiaino per mangiare il gelato, a quanto avessi voglia di essere raccolta con un cucchiaino.
Poi lui mi ha sorpassata a destra.
E lui correva spingendo sui pedali di una vecchia atala tenendo in mano un mazzo di fiori giallissimi. Aveva l’affanno e sessantanni.
E alla fine del ponte c’era lei con una cassetta di plastica fuxia al posto del cestino che ha preso i fiori e l’ha baciato. 
E allora ho pensato che il fuxia e il giallo sono proprio belli assieme. Che anche io voglio saper sorpassare a destra e che domani riaggancio il cestino alla bici, chè non si sa mai.

“Il mondo fa paura, ma in esso nuotano, come in un immenso acquario, betulle, volpi, torrenti di fiori, strade di campagna e case di legno e ancora i concerti di Brahms e i valzer di Chopin.”
— Jaroslaw Iwaszkiewicz


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le cose belle #2


Le cose belle.



Manolas Y Manolos | Inside Out Project | Madrid www.insideoutproject.net 

Una acción del fotógrafo Antonio Arcaro y la asociación cultural “la mitocondria” para Inside Out Project.


Un progetto del fotografo Antonio Arcaro e l’associazione culturale La mitocondria per Inside Out Project.


“Manolas y Manolos”, así se ha denominado tradicionalmente a las mujeres y hombres de la zona del Rastro de Madrid, y parece ser que así llamaban los judíos conversos de Lavapiés a sus primogénitos para pasar inadvertidos ante chequeos de origen. Hoy sin disimulo ni afán, las centenares de caras que te puedes encontrar en el Cascorro son las de Alexander, King, Chus, Saadia, Carmen, Kabir, Jerónimo, Raquel, Paul, Brígida … Las Manolas y los Manolos del 2012 del Madrid castizo tienen nacionalidades y trayectorias muy diversas y como vecin@s de esta comunidad, queríamos rendirles tributo.

De ahí que la asociación cultural “la mitocondria” en colaboración con el fotógrafo italiano Antonio Arcaro y la colaboración del vecindario y la comunidad de nuestro edificio, hayamos decidido sumarnos a un proyecto internacional como INSIDE OUT PROJECT (IOP).
IOP es una iniciativa del fotógrafo JR, ganador del TED PRIZE 2011, un proyecto artístico internacional, a través del cual cualquier persona puede participar, compartir y hacer evidente que el mundo puede cambiar.

Y en este sentido, “Manolas y Manolos” también quiere sacar a la calle al individuo que dentro de una comunidad tiene su voz y voto, reivindicar que cada uno de nosotros somos sujetos históricos activos con poder de decisión y capaces de cambiar cosas desde nuestra realidad cotidiana. Esta vez, será desde el Rastro de Madrid y empapelando con más de 70 retratos uno de los edificios que domina la plaza de Cascorro. ¿Preparados? 


“Manolas y Manolos”, così si chiamano tradizionalmente le donne e gli uomini della zona del Rastro di Madrid, e sembra anche che così  gli ebrei del quartiere Lavapiés chiamavano i loro primogeniti per passare inosservati ai controlli razziali.
Oggi i ceninaia di volti che puoi incontrare nel Cascorro sono quelli di Alexander, King, Chus, Saadia, Carmen, Kabir, Jerónimo, Raquel, Paul, Brígida … Le Manolas e i Manolos del 2012 della vecchia Madrid hanno nazionalità e storie molto diverse tra loro e come vicini e vicine di questa comunità, vogliamo render loro un omaggio.
E’ stato per questo che l’associazione culturale La Mitocondria in collaborazione con il fotografo italiano Antonio Arcaro, con la collaborazione del quartiere e della comunità, hanno deciso di partecipare a un progetto internazionale come INSIDE OUT PROJECT (IOP).
IOP è un’iniziativa del fotografo JR, vincitore del premio TED 2011, un progetto artistico internazionale attraverso il quale chiunque può partecipare, condividere e mettere in chiaro che il mondo può cambiare.

E in questo senso, “Manolas e Manolos” vuole anche scendere in piazza per l’individuo che all’interno di una comunità ha una voce e un voto, sostenendo che ognuno di noi è un soggetto storico attivo e con un potere decisionale in grado di cambiare le cose della nostra realtà quotidiana. Questa volta sarà dal Rastro Madrid e tappezzando con oltre 70 ritratti uno degli edifici che si affacciano sulla piazza del Cascorro. Pronti? 

fantaghirò was here

Quando guardavo questo video nel duemiladue, sostenevo che la ragazza ballasse Benissimo, che era fluida come un coguaro e che lo zainetto pezzato di peluche fosse l’accessorio più originale del globo terracqueo.
Evidentemente le mie capacità di giudizio erano commisurate al fatto che Mtv a casa mia è arrivata quando tutti avevano già lo schermo al plasma.
Per fortuna quando ci si guarda indietro ci si perdonano a vicenda i caschetti alla fantaghirò e le scarpe con la zeppa.
Ma lo zainetto di peluche io lo metterei anche ora che trentanni non ce li ho ma quasi.

fantaghirò coi sassi parlanti in tasca

le cose belle

Le cose belle di Settembre:

http://picyourkitchen.tumblr.com/

Siamo ciò che mangiamo, come lo mangiamo, come lo condividiamo.
Ieri sera in una cucina minuscola al settimo piano con la città ventosa sotto, abbiamo elaborato un chilo e mezzo di carbonara, e non c’erano piatti per tutti. Abbiamo mangiato assieme, dalla pentola e imboccandoci, in un rito nuovo di uovo e pancetta.
Ogni tanto spio le cucine degli altri su picyourkitchen, e ci trovo amici con piadine, meloni, pareti rosse e nere, la mia cucina del pratello, il buco della serratura di qualcuno accanto a me.

piccolezze di settembre

La prima volta che ho preso il treno per venirmene via dalla riviera di palme e birilli avevo sonno, erano le 7.15, l’intercity costava 17 euro con la carta verde e io avevo ancora la mia sacca marocchina con dentro due magliette arancioni che poi mia mamma di nascosto ha buttato via.

Mi ricordo che quel giorno lì faceva caldissimo, e io pensavo che bologna fosse fresca e ventilata -un pò come il mio amico Hans che credeva che a Bologna ci fosse il mare-. Mi ricordo che ho atteso in stazione un’amica e poi siamo andate alla feltrinellisottoalletorri, che poi è diventato il must dei luoghi d’appuntamento nei duetre anni successivi.
Ma la cosa che mi ricordo di più è stato l’odore di città, che è un pò vino, un pò ragù e un pò curry.
E quando sono tornata nella riviera di palme e birilli ho sentito che in quel pezzettino di pelle tra il collo e le orecchie c’era qualcosa di diverso, e non avevo più la stessa fragranza.
Un’altra cosa che ricordo bene è stato un giorno di temporale e di cielo scuro. Fuori dalle finestre impazziva l’acqua, e io e lui ce ne stavamo dentro le coperte e dentro le mani per ore e ore ad ascoltare il rumore. Poi ci siamo svegliati e non abbiamo più trovato i vestiti stesi fuori, il vento se li era mangiati.
Quando mi decidevo ad uscire, uscivo sempre con la paglietta accesa in bocca, così per farmi compagnia fino in centro. Poi mi sedevo sempre su qualche gradino ad aspettare perchè lasciavo il telefono a casa, tra i gusci di noccioline sul tavolo. Per molti  mesi non ho avuto il cellulare, e allora andavo tutti i giorni alla cabina telefonica vicino piazza San Domenico, e nonostante la puzza di piscio amavo molto il gesto retrò di chiamare i miei e rassicurarli sul meteo e sugli esami una volta ogni due giorni. E se volevo vedere qualcuno non dovevo far altro che camminare un pò e citofonargli, o urlargli da sotto alla finestra, e il momento in cui si affacciava era il più bello di tutta la giornata.
Pochi giorni fa due amici mi hanno cantato Parlami d’amore Mariù sotto la mia stanza ed è stato l’inizio Settembre più bello.
E’ che con Settembre inizia l’anno, e allora tra una tisana e un invio di curricula, in testa mi frullano tutte queste piccole piccolezze.
in una casa lassù in collina

di famiglie, bologna, sorprese

Allora certe volte capita che arrivino le sorprese inaspettate; ti fiondi da loro con le braccia aperte e aspetti che ti travolgano. 

Bologna è un porto. Le barche arrivano, sostano, se ne vanno; alcune decidono di restare per sempre legate al molo. Tra marinai ci si capisce, ci si studia le ferite, ci si guarda sottecchi e si condivide tutto. 
Bologna è un porto fermo, a volte puzza di stantìo, a volte arriva il galeone dei pirati a sconvolgerti la vita e poi se ne va lasciandoti qualche sciabola e qualche catenaccio.
Bologna è un mare e un molo, ti puoi tuffare ma devi tornare sullo scoglio per riposarti.
Così a volte capita che arrivino le sorprese, e le travolgi di amore e cose belle; loro ti portano nei luoghi che hanno vissuto negli ultimi anni e tu tendi le orecchie e la mano per starci davvero in quei posti.
Le famiglie cambiano nei porti; c’è chi si separa e chi si riunisce, c’è chi se ne va e non si parla più e chi ritorna a parlare dopo secoli.
La cosa bella è che quando la trovi la tua famiglia, lei ti lascia coi piedi a penzoloni sull’acqua per farti giocare e la mano salda sotto al culo per non farti cadere.