io pensavo che.

Io pensavo che davvero sarebbe stato possibile farla, la rivoluzione sulla due cavalli.

Annunci

così ma non troppo

http://www.youtube.com/watch?v=r5BFmCteotM

Così ma non troppo.

Come quando vai sott’acqua con la bocca gonfia di fiato e spalanchi gli occhi per vedere tutto, e resisti i polmoni fino a che non respiri di nuovo e l’aria è la cosa più buona che c’è.
Come quando hai voglia di qualcosa, apri il frigo e scopri che c’è, devi solo versare e condire, sederti e mangiare coi piedi sul balcone.
Come quando vai per la prima volta a cavallo e lo abbracci dicendogli di non buttarti a terra come ha fatto con tua sorella, e un pò temi che corra, ed effettivamente corre, e  un pò vorresti saltare il burrone come nei film.
Come quando scopri che le tue amiche cantano una canzone che da piccola tu cantavi e nessuno conosceva.
Come quando fa molto freddo e bevi un tè scaldando solo lo stomaco e lasciando al gelo tutto il resto.
Come quando fa molto caldo e mangi un ghiacciolo che si scioglie sulle dita.
Come quando ti affacci alla finestra perchè hai ascoltato una voce bellissima provenire dalla strada e apri le ante ma non c’è nessuno e allora tendi l’orecchio per due ore buone sperando torni di nuovo.
Come quando dici ti voglio bene in mille parole a una persona che vive a trecentochilometri più su e immaginate di stare su un prato a parlare con due birre gelate e bologna attorno.
Come quando sei un pò triste e il gatto ti fa le fusa e poi ti annusa.
Come quando sei molto felice e hai fame di tutto e i tramonti dai ponti di cemento sono la cosa più bella che c’è, ma non puoi immortalarli perchè servirebbe una macchina anche per i profumi e la sensazione di leggerezza che ti dà pedalare in bici nel rosso del sole.
Come quando un ricordo viene fuori dal cotone di una maglia, da un buco nelle scarpe e da un cassetto senza chiave e scopri che non fa più di tanto male.
Come quando hai il pomeriggio libero e guardi un film bevendo limonata e aspettando che il tuo amico passi a prenderti per uscire e devi fare tutto all’ultimo compreso metterti lo smalto sulle dita dei piedi e poi si sbecca tutto.
Come quando incontri la tua anima gemella del liceo e non sai cosa dire ma lei ha un cane e lo coccoli tanto, tanto quanto vorresti coccolare lei.
Come quando tuo padre ti scrive per lavoro e si firma bacioni papà.
Come quando hai mille mamme che se stai male ti preparano il canarino con acqua calda e limone o ti fanno le punture nel sedere e vorresti abbracciarle forte ma non sono la mamma.
Come quando baci una persona che ti piace tanto e vorresti per sempre incollare le labbra alla guancia ma c’è fretta di andare e aspetti il prossimo istante.
Come quando ti regalano i pattini in linea. Due volte, a quattordici e ventotto anni. E per tutte e due le volte ti senti una gran figa.
Come quando odi le marce della mountainbike e quando sali sulla graziella ti sembra di volare come nel film ET.
Come quando decidi in un’ora di andare a Cracovia e in dieci minuti di andare a Padova.
Come quando alcuni non ti dicono che partiranno, ma il giorno dopo altri ti aspettano per il viaggio in bici che avresti sempre voluto fare.
Come quando gli anfibi in estate.
Come quando le ciabatte sporche di calce.
Come quando compri la moleskine sbagliata e inizi a scrivere tanto per finirla prima.
Come quando ti compri un vestito rosa perchè hai gli occhiali da sole.

Come quando sei a piedi perchè c’è lo sciopero degli autobus e ti passano a prendere in motorino come quando avevi quindicianni e i semafori servono per dirsi i segreti.

buonevacanze

Giada ha dieci anni, i capelli lunghi e biondi, il cerchietto tra i ricci e si trascina dietro uno zainetto con le rotelle per la stazione di Bologna.
Lo zainetto è rosa con le Winx, le fatine patinate che affabulano le bimbe italiche dai quattro anni alla maggior età, e come ormai vuole la nuova scuola del regno, è attrezzato con due rotelline che lo trasformano in trolley per viaggiatori in erba. Sempre meglio abituarli da piccoli alla mobilità.
Sua mamma e suo fratello piccolo, come Giano Bifronte, la incalzano a suon di rimproveri.
Giada ti perdi!
Giada sbrigati!
Giada scendi le scale, prendi la valigia in mano, fai i gradini a due a due che perdiamo il treno!
Giada il gelato non te lo compro!
Giada tu non ti decidi mai, vuoi il maxibon o il cornetto algida?
Giada guarda dove metti i piedi.
Giada mi dai il quadernino?
Giada voglio il tuo gelato!
Giada prendi per mano tuo fratello!
Giada sembra muta. Muta di un mutismo preservante e perseverante. Continua a tirarsi dietro le Winx sullo zaino, seguendo mamma e fratello vistosamente in ansia pre-partenza.
Il binario è l’undici.
L’intercity 625 diretto a Lecce è in ritardo di 25 minuti. Trenitalia si scusa per il disagio.
Mamma sbuffa, borbotta, butta in terra il set di valigie e non si rassegna all’attesa. Prende per mano il figlio, tre anni di moccio e capelli a caschetto, e fa per andare all’edicola.
Giada resta sul binario, con il set di valigie a buon mercato e le Winx che la guardano ammiccanti.
Dai Giada muoviti, prendi una valigia anche tu che io sono stanca.
Scendere le scale, caracollando tra rotelle e zainetti e scarpe chiuse in un afoso pomeriggio di Giugno padano.
Scendere le scale e trovarsi travolti da scocche di passanti in corsa verso il week end.
Scendere le scale e poi risalirle.
Settimana enigmistica, Donna moderna e Focus Junior o il giornale di Barbie?
Giada, non ti compro niente, tu non ti decidi mai. Poi non ti lamentare che ti annoi.
Muoviti, prendi tuo fratello.
Sono tre euro signora.
Ecco, dai, sbrigati che forse sta arrivando il treno.
Il binario è sempre l’undici, le sigarette impazienti scrollano nuvole per aria, una suora aspetta recitando il rosario.
Mamma ha smesso di fumare, forse è per questo che è così nervosa. Quando fumava sembrava contenta. Giada ricorda le dita lunghe con le unghia rosse toccare il posacenere e poi posarsi sulla sua testa. Ricorda che c’erano sempre due pacchetti di MS sul mobile della cucina, e che suo papà sapeva trasformare il pacchetto in una maglietta. A sette anni compiuti erano sparite le magliette di MS e i pacchetti. Erano sparite le unghie rosse e dopo qualche mese era arrivato il fratello, quello che si era impossessato della sua stanza e della mamma.
Giada ha paura delle suore. Quella vicino a lei le sembra un tricheco, è baffuta e sudata sotto la tonaca nera. Quando alle elementari Suor Maria Graziella la baciava, a Giada pungeva la guancia.
L’intercity 625 diretto a Lecce è in arrivo al binario undici.
Giada muoviti, prendi anche la mia valigia.
Dai sbrigati che ho tuo fratello in braccio.
Giada, la carrozza è la cinque, abbiamo i posti prenotati.
Resta qui con le valigie, non essere d’intralcio, devo fare sedere tuo fratello.
Il sole cuoce il binario.
Gli studenti si salutano con due baci e poi si mettono le cuffie, incuranti dello sbuffo del treno.
La suora sgomita gentilmente per issarsi sul predellino.
Un ragazzo con la pelle nerissima si trascina dietro uno zaino pieno di futuri ricordi estivi.
Il signore con la camicia a quadri passa davanti alla ragazza con l’apparecchio ai denti. Forse segue qualche bel sedere, o forse ha solo fretta di appoggiare il suo.
La carrozza cinque è lì, affollata da gente in salita e abbandonata da gente in discesa, ma mamma e fratello non si vedono tra i fotogrammi dei finestrini. Forse sono stati già inghiottiti dalla balena su rotaie.
Giada si accoda tra gambe e valigie.
Due fidanzati si baciano in bocca tra mani nei capelli e sorrisi nei denti.
Una signora con lunghe gonne colorate lascia la pianura per andare in cerca di fortuna.
I lavoratori hanno tutto nel trolley blu, compreso il costume da bagno e il bancomat.
Il treno fischia. Il capotreno sale. Giada muta lo guarda partire.
La mamma dietro al riflesso del vetro è pallida e spaventata. La vede sul binario e si alza in piedi, appoggia le mani sul finestrino, batte i pugni sul vetro ma le parole sono come quelle dei pesci.
Mentre la balena di ferro ansima sulle rotaie, Giada la guarda senza nessuna volontà addosso, e tantomeno con preoccupazione.
Mamma a me il gelato non piace, mi piace il ghiacciolo alla fragola.
Mamma io le Winx le odio, preferisco Batman.
Mamma io non leggo nè Focus Junior nè il giornale di Barbie. Io leggo Topolino.

(questa foto è stata da me scattata a Palermo almeno un milione di anni fa)