avoja – astenersi perditempo –

So che un amore
può diventare bianco
come quando si vede un’alba
che si credeva perduta.
Alda Merini
Uomo, quarantacinquenne, scapolo, conoscerebbe donne della stessa età, single vedove o separate e della provincia di Latina. Telefonare ore pasti.

Così legge Claudia su portaportese.
E’ proprio la sua occasione.
Donna. Separata. Quarantanni. Latina. Le ha centrate tutte le caratteristiche, manco al bingo aveva così culo.

Ciao, pronto, sono Claudia.
Ciao, sono Mario.
Ho letto il tuo annuncio su portaportese.
Sei la prima che mi chiama.
Ti andrebbe di…
Vederci?
Si, di vederci.
Certo. Ma sei di Latina?
Si si, di Latina. Anche se so’ nata a Sezze va bene uguale no?
Si avoja! Io so’ nato a Sabaudia. Ma senti ti va se ci vediamo domani?
Si, avoja.
Dai, allora…ci vediamo al Quadrato? Dal lato delle poste?
Si dai, ma come ti riconosco?
Ho una Lancia ipsilon blu. E poi…riconoscersi è questione di magia…Alle 7 va bene? Cosi ti porto a fa n’aperitivo a Sabaudia.
Si va bene.
A domani allora.
A domani.

Claudia è contenta. Sorride.
Chissà com’è questo…se è alto e moro come me lo sono immaginato, chissà se gli piace il pollo co’ le patate che è il piatto preferito mio. Chissà se è elegante, oddio, chissà se mi devo mette i tacchi o le scarpe basse. Meglio le scarpe basse che poi coi tacchi non ci so cammina’ tanto bene. Chissà che lavoro fa, se c’ha i soldi o sta in cassa integrazione come me.
Chissà se si mette il tovagliolo sulle gambe quando magna o fa come quelli che lavorano co’ me che se sbafano tutto co’ le mani. Speriamo di no.
Chissà se c’ha ancora i genitori, se je piace Tiziano Ferro. Si, je deve piacè pe forza, è de Latina! Chissà se je piacciono i bambini. Io ne vorrei tre. Si, ho deciso ne voglio tre. Du’ maschietti e ‘na femminuccia, du’ maschi pe proteggeme e ‘na femmina pe’ nsegnajje tutte  le cose che mi  madre -mortacci sua!- nun m’ha mai detto.
Claudia si prepara davanti allo specchio. Ascolta la radio e fa le prove. Gonna, calze, mutande nere, stivale, giacca. E i capelli? Non c’ho i soldi per il parrucchiere, me li faccio pettinà da a sora maria, che pare brava.
Claudia si mette il fondotinta, il rossetto, la matita, il mascara. Si allunga le ciglia e si disegna gli occhi. Sale e scende dai tacchi. Oggi nun magno così me scende un po’ de pancia, così domani me posso mette l’abitino nero caruccio. Va a finì che je piaccio e mi porta pure a Sabaudia a vede il mare!
Claudia si depila, crema sulle gambe e sulle braccia, stringe i denti mentre strappa contropelo la striscia. Lo smalto: rosso sui piedi e rosso sulle mani. Il profumo, quello sì che fa girà la testa.
Pronta. Partenza. Via.
Vestita di nero, stretta sulle scarpe, la borsa col cellulare nuovo dentro, i capelli mossi che le ballano sul collo. Si specchia nella vetrina sotto casa. Si sente bella.
Cammina, ondeggia, le fischiano dietro. Il vestito funziona, sorride.
Sono le sette meno cinque. Si siede su una panchina e scrive quattro, cinque messaggi  all’amica ticchettando con i pollici sullo schermo del telefonino Vodafone.

Sto aspettando al Quadrato, sono in anticipo, mi so acchittata, so tutta figa.
Mi so messa gli stivali neri, quelli che abbiamo preso allo spaccio vicino a Sermoneta
Oggi non ho mangiato, all’aperitivo devo stà attenta a non mangiare di tutto.
Lui è proprio caruccio, c’ha una voce dolce dolce.

Le sette e cinque.
Claudia osserva le auto che passano e non si fermano. Fa freddo al Quadrato, è umido e ha paura che i capelli le si schiaccino in testa. C’è traffico, sarà in ritardo. Si riavvia i capelli, si specchia nel  finestrino di un suv.
Le sette e dieci.
Lo chiamo? Lo messaggio? Dopo passo da rompicojoni. E se ho capito male? Magari non era questo il lato della piazza. Claudia si alza, fa un giro, al pub i ragazzi giocano già a freccette. Le ragazze salgono sulle moto con le giacche di pelle e si aggrappano ai fianchi. Le fanno male i piedi, torna alla panchina.
Le sette e un quarto.
Si controlla nello specchietto. Il rossetto c’è, l’ombretto verde si vede. Scende il sole, il quadrato imbrunisce. I lampioni sono accesi, gialli e funerei sull’asfalto della città più grigia del mondo. Il calore di casa e la trepidazione dell’attesa sono lontani. Ora solo l’ansia di aver capito male, di essere sola.
Le sette e venti, e venticinque, e trenta.
Chiamo. Lo chiamo! Cazzo si lo chiamo! Aspetto da mezz’ora mi so’ congelati pure l’occhi!
E’ buio, Claudia ha freddo, le dita congelate dentro gli stivali a punta, le mani intirizzite nella giacca sagomata senza tasche. Il cellulare compone il numero memorizzato sotto la voce Mario Portaportese.
Vodafone messaggio gratuito: il numero selezionato è inesistente o non disponibile.
Conta fino a dieci Claudia.  Riprova. Non suona.
Vodafone messaggio gratuito: il numero selezionato è inesistente o non disponibile.
Forse l’ho memorizzato male, pensa.
Controlla la rubrica, si guarda intorno. Di lancia ipsilon blu nessuna traccia.
L’autobus passa dopo dieci minuti. Sale. Chiude gli infissi, si toglie le scarpe, il cellulare nuovo non suona. Pensa all’aperitivo sul mare che racconterà domani alle amiche.

Lui era alto e moro, come me lo ero immaginato, un po’ piu basso e…mica era de Latina, m’aveva fatto uno scherzo, era di Sezze, come me.
Mangia il pollo, apre portaportese.
Donna, quarantanni ben portati, originaria di Sezze, conoscerebbe uomini vedovi, single o separati. Scopo amicizia. Astenersi perditempo.