sognatori nel cassetto

Erano troppi.
Troppi per essere raccontati occhi negli occhi, troppi per non monopolizzare le cene con l’ausilio della smorfia napoletana. Troppi per non condividerli.
Allora per ora siamo in due, ma ufficialmente in cinque e scriviamo qui http://sognatori-nel-cassetto.blogspot.com/

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racconti sotto la doccia, uno.

I racconti sotto la doccia, nascono, appunto, sotto la doccia.
Sotto la doccia si canta e si pensa con in mano il Bionsen al pino. Io ascoltavo questo e ho scritto questo: 

Quando Marta pensava a Yasin era convinta ed assolutamente certa che lui fosse la sua metà. E non solo perchè Yasin era dolce, mancino, accondiscendente e paziente; ma soprattutto perchè era il più piccolo e magro della classe, sempre con gli occhiali sul nasetto appuntito e le mani affusolate provviste costantemente di matita. Marta era grassa. Trasudava seni e panini al prosciutto. Le mutande le segnavano la ciccia e i pantaloni erano sempre troppo stretti dopo la ricreazione. Ma Marta amava i fuseaux attillati, gli skinny-jeans a buon mercato con i brillantini finto svarovski sull’orlo, e si infilava in quei budelli di stoffa a testa alta, coprendo la pancia con magliette dal retrogusto infantile ma che a lei ancora piacevano tanto. Anche se aveva già avuto le mestruazioni, Marta giocava con le Barbie tra un paragrafo di geografia e l’altro. Faceva sposare Barbie California con Ken biondo almeno una volta al giorno.
A Marta piaceva Yasin, le piaceva tutto di lui. Le piaceva il modo in cui reclinava la testa per leggere dal dizionario le parole italiane che non conosceva, le piaceva quando in palestra fingeva di farsi male per andare a sedersi a bordo campo accanto a lei e zitti zitti accordavano i respiri e i sorrisi mentre il prof sbraitava ordini accentati in calabrese. Le piaceva il modo che Yasin aveva di mangiare lo yogurt, quando leccava furtivo il bordo del vasetto di plastica; le piaceva quando sapeva tutte le risposte all’interrogazione sull’Egitto, e anche quando dimenticava le capitali dell’Asia e si scusava con un sorriso rosso; le piacevano le sue orecchie a sventola e i suoi occhi neri a mandorla ansiosi di osservare e di muoversi.
Un giorno in cui sulla scuola ticchettavano milioni di gocce di pioggia, e l’autunno l’aveva costretta in calzettoni di lana e maglione, Marta gli aveva riempito un’intera pagina di diario con cuori d’evidenziatore arancione.
E lui l’aveva vista, con quelle manine con le unghie colorate e la risata aperta, i pugni stretti e i calci di scarpe da tennis ai compagni impertinenti. L’aveva vista e si era innamorato.
Si perchè Yasin era convinto e perfettamente consapevole che il mondo non fosse ancora pronto per l’arancione. Ma Marta si, Marta era tutta arancione. Marta era l’Arancione. Marta aveva le guance di pesca e il cuore di uniposca, gli occhi trasparenti di volpe e la voce alta.
Marta era un mondo color mandarino e sapore fragola tutto da circumnavigare.