L’insostenibile leggerezza dell’essere donna, ovvero la politica ai tempi dell’università

Sabato sera piove sulla città di B.
Maria è arrivata da una settimana, lei e il suo carico di valigie e cappotti a scacchi, chè al nord fa freddo, le aveva detto sua mamma salutandola da dietro al vetro del treno.
Sabato sera si sta a casa quindi, Maria ha scoperto da poco le consegne a domicilio e il mal di gola.
Ancora non si è fatta condizionare dalla moda antiglutine antiragù antipasta antipizza e tutto spritz che affligge le ragazze con cui divide l’appartamento.
Sabato sera piove, Maria e i suoi nuovi amici guardano Kill Bill mentre nel piatto c’è la pizza più tonda che lei abbia mai visto.
Maria in una settimana ha conosciuto in tutto dieci nuove persone, quattro coinquiline, tre erasmus, due matricole di Biologia e un vicino di casa.
Sabato sera a B. tra una pizza e un film bisogna dar da mangiare ai pesci del vicino, in ritiro spirituale in Inghilterra.
Alberto, latinoamericano bolognese d’adozione, amante dell’electrohouse, scarpe a punta e odore di dopobarba rassicurante, ha un debole per i ricci di Maria. Li guarda mentre Uma Thurman zompetta sullo schermo, ogni tanto le affonda una mano sulla testa e le dice ridendo: cabeza fría, pies calientes y culo corriente.
Lei capisce solo culo e un po’ si vergogna e un po’ arrossisce.
Attraversano il pianerottolo in tuta, le gocce rimbalzano sui vetri delle scale.
L’acquario lo vedi appena entri. Casa di Fabio, il vicino, è una di quelle case da scapoloni incalliti, ma la vista dalle finestre ripaga di tutto il trashume sparso in giro. Si perde sui colli, tra le lucine delle ville e il profilo della città vista dall’alto, e poi giù giù fino alla pianura, fino a quel punto lontanissimo che Maria immagina sia il mare.
I pesci placidi si riflettono sul vetro. Ce ne è uno grasso e rosso, e alcuni piccini piccini blu. C’è anche il pesce pulitore, lui mangia la cacca degli altri. Sembra uno squaletto e vola basso, attaccato al fondale. Il pesce rosso sembra agitato, gira isterico su se stesso. Gli altri quando lo vedono scappano, si disperdono in mille direzioni.
Maria segue con gli occhi il pesce pulitore, che se ne sta per i cazzi suoi attaccato ai sassolini sul fondo.
I pesci la ipnotizzano.
Poi, gira lo sguardo e lì, tra un sassolino e un’anfora di plastica c’è una carcassa.
Da un lato la codina, dall’altro alcuni pezzetti bianchi non identificabili.
Il grassone rosso ha mangiato un altro pesce, ecco perchè era così agitato, ecco perchè gli altri scappavano.
“Alberto, il pesce ciccione ha mangiato un altro pesce!”
Studiano il da farsi.
Dividerli?…Mica possiamo costruire una barriera nell’acquario!
Mettere il  grassone rosso in una tazza?
Isolarlo? …Ma sarebbe ingiusto. E poi morirebbe d’isolamento, di solitudine e di mancanza di spazio vitale.
Dargli un chilo di mangime per calmarli? … Poi scoppiano.
E poi… chi l’ha detto che è stato il rosso grande a mangiarsi l’altro pesce?
Solo perchè è ciccione non vuol dire che sia stato lui.
Si fa presto a definire reo quello porta segni di colpa di facile identificazione ben stampati in faccia. Non siamo mica americani, noi.
E se fosse stato il branco dei piccolini a mangiare uno dei loro… E se l’isteria del rosso non fosse altro che una richiesta di aiuto?
Vi immaginate vivere in un posto cosi?
“E’ la cattività” dice Alberto senza scomporsi troppo. Gli butta dentro un chilo di mangime e poi va a sdraiarsi  con molta poca grazia sul divano di pelle.
Per terra c’è un tappeto zebrato, come nei peggiori film di serie B.
Sul tavolino Gordon Gin e Acqua tonica. In tv danno Troy.
Però è accogliente casa di Luca, fa caldo mentre fuori piove.
“Questo tipo inizia a piacermi” pensa Maria mentre cerca di non guardare troppo il tappeto zebrato e l’acquario del delitto.
Mentre lui si riveste le chiede: “Ma tu chi hai votato alle ultime elezioni?”
Domanda essenziale dopo averlo fatto sul tappeto.
“Sinistra extraparlamentare.”
” E tu?”
” Io ho votato Silvio”
….
ok…
….respira Maria respira….
…..
Passi il tappeto muccato, passi l’omicidio dei pesci, passi la sua cinta verde acido, passino le sue mutande a scacchetti, le scarpe a punta, il suo dopobarba da vecchio, il ciuffo alla beverly hills e l’aria da torero rockabilly.
ma Silvio no.
no.
no.

no.
No.