parole con gn


ignavo [i-gnà-vo]
 agg., s.





• agg. Che è indolente, privo di virtù, di forza morale




«  E io ch’avea d’error la testa cinta,

dissi: “Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?”.
Ed elli a me: “Questo misero modo
tengon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”.
E io: “Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?”.
Rispuose: “Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. »

(Dante, Inferno III, 31-51)

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finchè le scarpe saranno un privilegio

Camminare scalzi si fa in campagna, con tutta l’asprezza della terra sotto ai piedi e i calli ben fermi per non farsi male. Lo si fa sulle navi dei pescatori, per aggrapparsi meglio al legno; un piede sul bordo della barca e uno dentro, per sollevare le reti. Piedi come mani, callosi e abituati alla fatica. Piedi come mani, come quando ancora sapevamo utilizzare a pieno i nostri arti senza aver bisogno di protesizzare il nostro corpo.
Il sapere delle dita, delle nocche, dei palmi.
Da piccola aspettavo sempre mi venissero i duroni sotto ai piedi per poter camminare senza scarpe ovunque. Mi toglievo le scarpe a Maggio e le rimettevo a Settembre, per l’inizio della scuola, e ogni giorno cercavo di sottoporre le mie piante a un ferreo irrobustimento. Prima veniva la sabbia, poi la ghiaia, poi il terrazzo di casa, la terra, il grano e solo alla fine la sabbia bollente di mezzogiorno, quella che ti fa fare balzi di due metri per mettere i piedi al riparo.
Ma l’asfalto no, quello non mi è mai piaciuto. Nè Anna Oxa a Sanremo che mi aveva copiato l’idea.

Me despierto con mermelada

“Comienza tu día con una sonrisa, verás lo divertido que es ir por ahí desentonando con todo el mundo.” 

Esta mañana me he pegado una sonrisa en la cara. La lluvia había limpiado toda la basura de los últimos días; yo me disfrazo de blanco y sé que el cielo no necesita que llueva otra vez. Me voy a la camita y no me pego a la almohada.
Sueño con escaleras arriba y abajo abajo y arribasueño con ir a San Luca sin coche y sin pies; sueño con mostaza de pelo largosueño con bailar en una roda de Galicia y con sonidos de madera. Sueño que nadie se vaya y todos se queden, que el amanecer sea azul y la salida no tan triste. Sueño que la oscuridad de mi abuelo  se convierta en un colador, que sin rojo no se vive, que usted sepa hablar sin olvidar las letras.
Sueño que todas las palabras encuentren su lugar, que todo el amor se quede en un baúl, que las traducciones no necesiten de vocabulario, que todas las sonrisas sean desdentadas.
Sueño con pan y aceite. Y me despierto con mermelada.